Come cambia la detassazione e cosa devono fare aziende e HR per non perdere l’agevolazione
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) porta una buona notizia per chi punta sulla retribuzione variabile e sulla contrattazione di secondo livello.
Dal 2026, infatti, i premi di risultato e le somme a titolo di partecipazione agli utili potranno beneficiare di una tassazione sostitutiva ridotta all’1%, entro un tetto massimo di 5.000 euro lordi annui.
Un intervento che, nelle intenzioni del Legislatore, punta a rilanciare la contrattazione integrativa e a rendere più conveniente il legame tra salario e performance. Ma per ottenere davvero il beneficio serve muoversi con metodo e rispettare le regole.
La nuova detassazione: 1% e 5.000 euro (solo per due anni)
Il calendario della misura è chiaro:
- 2025: imposta sostitutiva al 5% (misura “ponte”)
- 2026–2027: imposta sostitutiva ridotta all’1%, fino a 5.000 € lordi annui
- Dal 2028: salvo proroghe, si tornerà al regime ordinario della Legge 208/2015
In altre parole, per due anni le aziende potranno premiare i risultati con un impatto fiscale minimo.
E per i lavoratori, significa più netto in busta paga: su un premio da 5.000 €, l’imposta si riduce a soli 50 €.
Cosa significa davvero per aziende e lavoratori
Il vantaggio è evidente, ma l’aliquota all’1% non si applica automaticamente.
È necessario rispettare una serie di condizioni tecniche e contrattuali che rendono il premio “agevolabile” ai sensi della normativa vigente.
In sintesi:
- Accordo di secondo livello valido
Il premio deve derivare da un contratto aziendale o territoriale firmato da soggetti legittimati ex art. 51 D.Lgs. 81/2015. - Premio variabile, non fisso
Niente importi garantiti: la somma deve dipendere dal raggiungimento di obiettivi concreti e misurabili. - Indicatori verificabili
Gli obiettivi devono riguardare incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, con criteri di misurazione oggettivi e un periodo di osservazione definito. - Deposito telematico obbligatorio
L’accordo va caricato sul portale ministeriale entro 30 giorni, con dichiarazione di conformità. - Limite reddituale del lavoratore
L’agevolazione vale solo per chi non supera gli 80.000 € di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente.
Errori che possono far perdere il beneficio
Molte aziende, pur in buona fede, commettono passi falsi che fanno decadere la detassazione.
Ecco i più frequenti:
- Firmare l’accordo a posteriori, dopo aver già deciso premi e importi.
- Usare obiettivi non incrementali o non misurabili.
- Stabilire importi fissi spacciandoli per “premi di risultato”.
- Dimenticare il deposito telematico o compilarlo in modo incompleto.
- Confondere il premio di risultato con una tantum o superminimi.
Checklist pratica per HR e payroll
Ecco una breve guida operativa per applicare correttamente la detassazione:
- Identifica i risultati aziendali da premiare (massimo 2–3 KPI concreti).
- Definisci baseline e periodo di osservazione (annuale o infrannuale).
- Struttura un premio variabile con soglie e graduazioni.
- Redigi un accordo di secondo livello coerente con l’art. 51 D.Lgs. 81/2015.
- Effettua il deposito telematico nei termini previsti.
- In busta paga, applica l’imposta sostitutiva all’1% entro il limite dei 5.000 €.
- Valuta l’opzione conversione in welfare, se più vantaggiosa per il lavoratore.
Bonus HR: bozza di accordo e KPI “a prova di verifica”
Per chi desidera impostare subito un accordo conforme, è utile partire da una struttura chiara e documentabile.
Ecco un modello base:
Periodo di osservazione: 01/01/2026 – 31/12/2026
KPI consigliati:
- Efficienza: riduzione del lead time medio ordini (-X% vs 2025)
- Qualità: calo del tasso di resi/contestazioni (-Y punti)
- Produttività: aumento del fatturato per dipendente (+Z%)
Premio massimo: € [importo] lordi per lavoratore
Deposito: telematico entro 30 giorni dalla firma
Conclusione: un’occasione da cogliere (ma con regole precise)
La detassazione all’1% rappresenta una leva potente per premiare il merito, migliorare la produttività e incentivare la collaborazione interna.
Ma il vantaggio fiscale si ottiene solo se l’accordo è costruito e gestito con rigore.
In sintesi: chi fa buona contrattazione integrativa, guadagna due volte — in competitività e in vantaggi fiscali.
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